lunedì 5 luglio 2010

COMPLEANNO

Il giorno 19 luglio, tra quindici giorni esatti, compio 3 anni.
Coosa?
Esatto, Tre anni.
Anno di nascita?
1975
Laurea?
Matematica
Ma come hai preso la laurea, con i punti del Dash?
No no, me la sono sudata!
Non ho sbagliato a far di conto. Considero il 19 luglio il mio secondo compleanno: è il compleanno della mia nuova vita, la vita senza betabloccante, la vita senza il cuore matto, la vita senza TPSV (tachicardia parossistica sopraventricolare).
Si tratta di un disturbo non così infrequente nei giovani, disturbo non grave ma molto fastidioso dovuto a dei fasci elettrici in più sul cuore, che causano tachicardia improvvisa.
Ne ho sofferto fin dall'adolescenza, nel mio curriculum ho due ricoveri in terapia intensiva e molte corse al pronto soccorso.
Una pastiglietta (il betabloccante appunto) mi aiutava a tenere a freno i battiti.
Si guarisce? L'unico modo è quello di far sparire quei benedetti fasci in più. Come? Attraverso la tecnica di ablazione transcatetere (un sondino viene inserito nella gamba e fatto arrivare al cuore attraverso l'arteria femorale, quindi viene provocata la tachicardia per trovare i famosi fasci che, una volta individuati, vengono "bruciati" attraverso onde e.m. in radio frequenza).
Capirai, ho impiegato 12 anni a decidermi.
Perchè ho deciso di sottopormi all'intervento? Il betabloccante non si può assumere in gravidanza (o perlomeno, è preferibile non assumerlo).
E così, con la paura di lasciarci le penne (il rischio è bassissimo ma), il 19 luglio 2007 mi sono messa nelle mani degli aritmologi e Zac, via i fasci!
Ed ora sto bene. Mi sento libera di fare un viaggio senza il timore che il cuore inizi a correre, libera di fare una corsa senza paura di innescare la tachicardia, libera di lasciarmi andare in ogni situazione e ad ogni emozione.
Latente c'è sempre il dubbio: succederà ancora? In gravidanza ho avuto un paio di episodi di tachicardia, ma era una tachicardia sinusale cioè di un'altro tipo.
Meglio non pensarci: ora mi godo la mia vita da non cardiopatica.
E il merito è tutto del Campione: se non fosse stato per la sola idea di lui, mi sarei tenuta i miei fasci in più.
GRAZIE

domenica 4 luglio 2010

SENTI CHI PARLA ( Ante Meridiem)

Azzurro, qui intorno è tutto azzurro. E' anche morbido e fa un rumore che mi piace tanto quando gratto con le mie unghiette.
Glu glu glu
Ops...
Glu glu glu
Dov'è la mia manina?
Prot prot
Ops...
La manina? Dov'è???
Glu glu glu
Ecco, finalmente, il mio pollice!
Ciups, ciups
Ho capito! Sono nella mia culla, è mattina e gnam gnam, ho tanta fame!
Sento una voce....Si! Che bello! E' la mia mamma che mi sta chiamando e mi guarda dall'alto. Smile, smile, smile!
Che bella che è la mia mamma, mi fà sempre tante coccole, è morbida e mi dà tanti bacini. Ora mi stiracchio, tiro le braccine, tendo e poi alzo le gambette e Prot prot
Ops...
Ecco che la mamma mi prende in braccio e si va sul fasciatoio.
Cambio, accidenti, che fresca l'acquetta! Arriva arriva...ops..pipì! Scusa mamma, non volevo. Ride, non sembra essersi arrabbiata, menomale.
Glu glu glu
Voglio il mio lattino!!!
E ora? Questo è il bavaglino...
Uè uè uè
Dove si va? Cucina, biberon e finalmente la pappa.
Ciups, ciups
Dieci minuti. No, è già finito? No ecco, ancora, ciups ciups, ma.... non esce niente?!?
Ho capito, è il ciuccio, la pappa è proprio finita. Va bè, sono sazio, posso accontentarmi.
La mamma mi porta sul divano, mi siede e mi mostra il mio libro del cucciolo (regalo dei bimbi in 3d) con le notizie fresche di giornata! Oggi il cagnolino ha rubato la palla del gattino. Ecco il bottone verde e "quante cose puoi contare, ogni giorno puoi imparare..."
Ma, sento un rumore...Chi è che fa casino? E' arrivata la nonna! Smile, smile, smile!
Che divertente che è la nonna, mi fa sempre tanti versetti. Ora sto un pò con lei intanto che la mamma si fà la doccia e altre cose che non ho ben capito.
Ecco, mi fà vedere un album.
Yeeee, Yeeee, Yeeee
Vocalizzi, la mamma dice che supero i 115 db, chissà cosa significa.
A proposito della mamma, eccola! Sempre più bella! Le gambette, perdo il controllo...si muovono tutte!
Ora chiacchierano, ho capito che parlano di me, tutti i giorni litigano per come vestirmi... e pensare che sto così bene nudo. Provo a dirglielo.
Yeee, Yeee, Yeeee
No, non capiscono niente. Mi lavano e mi vestono.
Che bello, si esce, passeggiata!
Fuori c'è Zeus, il mio amico cagnolone. E' un pò grosso ma mi fà sempre il solletico quando mi lecca i piedini.
Siamo in strada. Guardo un pò a destra, un pò sinistra, la mamma, la nonna, le piante, Yawn, una bici, Yawn, un cartello, Yawn, Yawn
Ronf, ronf.

P.S. Quello smile smile smile del mattino è meraviglioso! La mamma.

martedì 29 giugno 2010

SALA D'ATTESA

Primo anno d'università. Difficile sotto molti punti di vista: inizia la vita da pendolare, il corso di studi è complicato, il moroso comincia a lavorare di giorno e di notte e vedersi diventa un'impresa. Esistono i week end, menomale! Ma capita che si debba studiare, o che il moroso abbia un concerto lontano e papà Ulcy col cavolo che mi lasci andare...
Va bè, mi metto in sala d'attesa aspettando che si apra presto la porta dei tempi migliori.
Secondo anno d'università. Arriva la naia. Tre mesi di CAR a Fossano con un paio di licenze (giuramento più una fuga da me di cui tuttora la suocera non è a conoscenza). Poi in Fanfara a Milano, molto vicino. Peccato che nei week end la Fanfara sia impegnata in manifestazioni e vedersi risulti ugualmente complicato.
Ancora sala d'attesa. Intanto che aspetto studio: un pò matematica, un pò armonia e storia della musica. Così non mi annoio.
Finisce la naia, il moroso trova lavoro a Milano, gli orari diurni cominciano ad essere fissi e finalmente la porta sembra aprirsi. Ma servono soldi. Così il moroso comincia a far fruttare l'esperienza maturata durante la sua pausa univesitaria in un negozio di informatica. E di notte si aggiustano PC. E la porta si apre quasi solo il sabato sera. Ma spesso si è troppo stanchi per uscire e si finisce per collassare davanti alla TV. Oppure il moroso suona il suo amato rhythm and blues con fan club ulcy e amici al seguito (papà ulcy pian piano si è abituato all'idea che la figlia non è più una bambina). Siamo comunque più sereni e la sala d'attesa rimane vuota più spesso.
Poi arriva la Old swing big band e ci si vede per prove e concerti: è bello suonare insieme.
Poi arriva la laurea, e a seguire il mio lavoro: gavetta in giro per un pò di scuole, collaborazioni con l'università, esercitazioni all'università, lezioni in scuole di recupero anni scolastici, ripetizioni a gogò. E il moroso che cambia un pò di lavori, e gli orari di nuovo scombinati. E di nuovo la sala d'attesa.
Poi stabilità lavorativa per entrambi, acque diurne più calme ma niente da fare per quelle notturne...il moroso sempre incasinato tra prove, lavori, collaborazioni con studi ecc...
Poco male, la porta sta per aprirsi definitivamente: matrimonio!
Finalmente ci si vede di più: le serate sono ancora incasinate ma almeno si cena insieme, si dorme insieme, la domenica si sta insieme salvo concerti.
Non voglio essere una moglie che tarpa le ali al marito e lascio che continui a coltivare le sue passioni musicali, anche se mi costano un pò di serate in solitudine.
Certo che a volte è dura, capitano settimane in cui: lunedì prova in big (e ci si vede), martedi prova di sezione in big per me, mercoledì prova di sezione in big per lui, giovedì marito dall'amico Berny per preparare un congresso, venerdì dall'amico A per aggiustare il PC, sabato concerto....ormai la poltrona in sala d'attesa ha preso proprio bene la forma delle mie chiappe. Menomale che c'è la domenica.
Succede che arriva quache soldino in più. Il marito può finalmente portare a casa la macchina dei suoi sogni. E può dare sfogo alla sua passione sportiva. Ecco che la domenica mattina dei mesi invernali c'è Monza (se la pista non è bagnata) e nei mesi estivi i concerti si alternano ai raduni automobilistici. Finchè posso lo seguo ma personalmente considero l'automobile solo un mezzo di trasporto e a volte preferisco starmene a casa.
Nel frattempo entrambi spesso ci ritroviamo in un'altra sala d'attesa: siamo insieme ma un pò tristi perchè vorremmo essere in tre. La porta si spalanca nel maggio del 2009 e il 30 gennaio 2010 arriva il Campione.
La nascita di un figlio ti cambia la vita, e questa è un'ovvietà. Si cerca se possibile di mantenere le proprie passioni, faticosamente coltivate negli anni. Ho smesso di suonare. Probabilmente è ancora troppo piccolo, magari tra qualche tempo ricomincerò. Sto pensando di cambiare lavoro per stare più vicina a mio figlio (non cambiare scuola, cambiare proprio tipo di lavoro). Sono mie scelte, assolutamente personali e non influenzate da nessuno. Sbaglio? Forse, ma mi basta guardare il Campione per capire che per ora è giusto così.
Sono contenta che il Papi suoni ancora. E mi fa piacere vederlo rilassato dopo un domenica al raduno vista la sua settimana lavorativa massacrante.
Però ogni tanto capita la settimana in sala d'attesa. Ed è dura.
E mi spiacerebbe lasciare troppo tempo su quelle sedie anche il Campione.
Però il Papi nei momenti importanti non è mai mancato, e so che sarà così anche per il Campione.

lunedì 7 giugno 2010

LAVORO E DINTORNI

Oggi va così, sono un pò giù di tono.
In primis da qualche tempo ho un dolorino al fianco destro non meglio identificato che si accompagna a un pò di malessere diffuso e non ho voglia di fare (di nuovo) il giro di esami, dottori, ecografie ecc... Che palle.
In secundis ogni tanto affiora la casalinga frustrata che c'è in me e si dispiace per non riuscire a combinare niente in casa: tutti i lavori lasciati a metà o nemmeno cominciati. E si lamenta per la casa troppo grande (ma non è bellissimo avere tanto spazio e un bel giardino? mah, che desperate housewive).
E infine c'è il pensiero lavoro.
Rientrare o non rientrare? Questo è il problema.
Per ora sono a casa con la facoltativa con l'idea di rientrare a gennaio con un numero ridotto di classi. Ma ho un tarlo fisso: sarà la cosa giusta? E' quello che voglio?
Il problema non è il lavoro, insegnare è la mia vita, è quello che so fare e che mi piace fare. Non si tratta nemmeno dell'ambiente lavorativo. La mia scuola mi piace, è il mio habitat naturale. E' vero che lo stipendio non è il massimo, che le pretese della direzione sono alte ma le soddisfazioni ripagano di tutto.
La lontananza, il pendolarismo: ecco il problema.
Trenta chilometri non sono molti; per chi vive in "campagna", o meglio in provincia, come me è quasi d'obbligo spostarsi in città per lavorare. Persino il viaggio in treno somiglia alla gita dell'oratorio: ci si conosce tutti, ma proprio tutti. E si condivide lo stress del pendolarismo sdrammatizzando con due risate e con discorsi assolutamente futili. O incazzandosi per quell'unico posto a sedere libero che la saetta di turno è riuscita a conquistare.
Ma trenta chilometri lontano dal campione sono una distanza infinita. Quasi fatico a lasciarlo solo in cameretta mentre cerco di combinare qualcosa in casa. E se dovesse aver bisogno di me? Se si facesse male?
Lavorare ad esempio per 4 ore, che so 9-13, significherebbe: treno 7:47 all'andata, ( partenza da casa ore 7:30), treno 14:10 al ritorno con arrivo alle 15. Quindi per 4 ore di lavoro starei in ballo 7 ore e mezza. E questo nella giornata ideale senza riunioni, collegi docenti e corsi di aggiornamento e corsi di recupero: saranno dieci in un anno le giornate ideali. Poi una volta arrivata a casa dovrò ben far il bucato, due mestrieri, un risottino?!? E le coccole al campione? Quanto tempo? Mezzora al giorno risicata, forse neanche? Perchè poi ci sono i compiti da correggere (impossibile farlo in treno, in piedi, stipati, con l'ascella del vicino sotto il naso), le verifiche da preparare, i verbali delle innumerevoli riunioni. E questo per uno stipendio da quattro ore al giorno...Ne vale la pena?
Non riuscirei a lavorare serenamente e non potrei fare le cose come piace a me, studiandole e meditandole (sono pignola, precisa, proprio una matematica noiosa e puntigliosa) il che mi farebbe incazzare e non sarebbe giusto per gli studenti, per il preside, e per me stessa. Sarei frettolosa a casa e non dedicherei il tempo che si merita al mio campione. Devo pensarci bene. Una scuola a dieci munuti da casa sarebbe la soluzione ideale. Dovrei però entrare nel meraviglioso mondo degli insegnanti precari in attesa del ruolo e litigare ogni settembre in provveditorato per una cattedra di diritto. Che palle. Devo pensarci. In fretta. Non sono la stronza che si fa la facoltativa, si licenzia senza preavviso a metà anno scolastico lasciando nei casini la scuola (se ti licenzi entro l'anno del bambino prendi tot mesi di disoccupazione, suggeriscono le amiche). Sono una persona corretta. Per cui entro fine mese urge decidere cosa fare e parlare col preside. Che ansia.
Poi l'idea di licenziarmi adesso, di lasciare un lavoro a tempo indeterminato, (e persino in ambiente che mi piace) in questo momento di crisi, in cui c'è gente che deve fare i numeri per portare a casa due lire (anche le mie sono due lire, ma almeno sono certe) mi spaventa ancora di più. I prossimi saranno giorni di riflessione.

venerdì 4 giugno 2010

INCONTRARSI

8:30 circa di una fredda mattina milanese qualunque.
Voglia di lavorare ai minimi storici. Dunque, in quinta verifica, in terza interrogazioni, e poi che palle, due ore con quei casinari di seconda. Sono già stanca. Almeno mi fossi seduta sul treno. Non sono nemmeno riuscita a infilarmi in carrozza. Eccomi quasi arrivata. Semaforo via Carducci angolo via De Amicis. Ops, ma quello? E' lui? Mi sa di si. Sicura? No, forse no. E' dal mio matrimonio che non lo vedo. Però gli somiglia. Mi avvicino. Si si, è proprio lui. Ciao! Stai andando al lavoro? Come stai? E a casa? Lei e i bimbi? Si, anche noi tutto bene. Sempre di corsa. Anche adesso. E infatti ci si saluta in fretta e si va.
E' già passato un secolo anche da quella mattina.
E forse un millennio da un week end estivo nella casa in campagna di lei. Noi coppia di fidanzati, loro freschi sposini. Doveva essere l'estate del 1999 o del 2000 al massimo. Ricordo l'imbarazzo la mattina per il mio super figo pigiama corto con due ombrelloni sulla maglietta e la scritta Per quest'anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare versus camicia da notte e vestaglia di seta di Lei, bellissima e perfetta. E le chiacchiere in giardino in totale relax.
Ricordo un pomeriggio primaverile di shopping in centro, un caffè al bar della Rinascente con lei fresca sposa. E tra le chiacchiere mi scappa un "Pensa che bello quando mi chiamerai per dirmi che aspetti un bambino". E lei che confessa che ne hanno molta voglia.
E l'ultimo dell'anno 2000/2001 a casa di Teo: un bel pò di neve, un trio di simpatiche matematiche (io, lei, la ex di Teo) coi rispettivi consorti, l'amico single appena lasciato dalla ex amica matematica, mia sorella col moroso e coppia pittoresca di loro amici. E le risate.
Atri incontri, altre belle serate, ma l'incontro più bello è quello che mi ha regalato un'immagine che conservo viva nella mente e nel cuore. Suono il campanello, mi apre la porta: lei, col suo primo bimbo di forse due mesi o poco più avvinghiato in braccio in posizione marsupio. Meravigliosi.
Poi col tempo incontrarsi è diventato sempre più difficile.
L'ultima volta è stata il 28 maggio 2006 quando sono venuti a trovarci nella nostra casetta nuova nuova di sposini.
Ora ci stiamo provando. Un sabato non possiamo noi, una domenica non possono loro, i bimbi si ammalano, il Papi deve suonare, ecc...
Ma ci riusciremo. E non vedo l'ora.